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Formazione per rafforzare le competenze degli operatori pubblici e privati per la tutela del paesaggio e dell’ambiente

16 Ottobre 2014

Alcuni giorni fa abbiamo appreso dal sito web della RAS che l’assessore regionale degli Enti locali e Urbanistica Cristiano Erriu ha promosso un progetto formativo per rafforzare le competenze paesaggistiche dei Comuni. Precisamente il progetto è rivolto agli operatori degli Enti Locali, per il rafforzamento delle competenze amministrative in materia di delega della tutela del paesaggio. Inizialmente l’assessore pensava ad un progetto sperimentale, della durata di un anno, che in una prima fase coinvolgesse i comuni della provincia di Oristano; per poi proseguire con i comuni della provincia di Sassari e, nel caso di un auspicabile successo, con tutti gli altri comuni della Sardegna. Questo progetto intende perseguire la semplificazione dei procedimenti amministrativi, rafforzare la collaborazione tra gli enti locali, con il preciso obiettivo di dare risposte certe e in tempi rapidi ai cittadini.
Nella delibera di approvazione della proposta dell’assessore (Deliberazione 39/19 del 10 ottobre 2014) viene ridimensionata la “fase sperimentale” (sostanzialmente ricondotta a un’attività di consulenza di funzionari in forza alla Direzione della pianificazione urbanistica, al personale dei comuni addetti alle questioni del paesaggio e dell’ambiente, volta in particolare a una prima rilevazione del relativo fabbisogno formativo) per impegnarsi da subito in un robusto progetto formativo rivolto a tutti gli enti locali e altre entità della Sardegna. Per questa finalità occorre mobilitare importanti risorse, che l’assessore Paci concorda vengano individuate nell’ambito dell’obbiettivo tematico PO FESR (ma forse intendeva FSE) 2014-2020 “Rafforzamento della capacità istituzionale e promozione di una PA efficiente”, “a fronte di un progetti definito nei contenuti e nelle dimensioni finanziarie”. Nelle more della definizione di tale progetto (e dell’individuazione delle risorse necessarie per realizzarlo), che ovviamente deve passare per un particolare iter di approvazione anche con una procedura di scelta dei beneficiari (attuatori) nelle modalità previste dai pertinenti regolamenti UE e RAS (ma su questa questione torneremo più avanti), si stabilisce di fare qualcosa di immediato. Precisamente, stante la scelta esplicitata in delibera di affidare la definizione di tale progetto congiuntamente alla Regione, alle Università di Cagliari e di Sassari e al “sistema delle autonomie locali”, si delibera di autorizzare la “stipula di un Accordo di collaborazione istituzionale con le Università di Cagliari e di Sassari, in attuazione della Delib. G.R. n.47/45 del 30.12.2010, destinando una somma non superiore al 2% dello stanziamento iniziale previsto per la definizione delle azioni di cui al punto uno della deliberazione”. Eccole elencante.
“Azioni necessarie per il perseguimento degli obiettivi di rafforzamento delle competenze e diffusione della cultura del paesaggio, dell’ambiente e del territorio, e in particolare:
a) definire il modello di governance;
b) definire le modalità di partecipazione degli enti locali;
c) individuare il fabbisogno, tenendo conto delle funzioni attribuite agli enti locali e delle attuali modalità di esercizio delle stesse;
d) definire le azioni necessarie al fine di garantire il rafforzamento della capacità amministrativa;
e) definire le modalità di diffusione della conoscenza anche attraverso percorsi formativi e campagne di comunicazione;
f) individuare le modalità attuative, i tempi e le risorse necessarie per la corretta attuazione delle azioni individuate;
g) definire modalità di misurazione dei risultati raggiunti”.
Per questo lavoro le due Università congiuntamente avrebbero a disposizione una cifra non superiore a 10.000 o a 13.400 euro (calcolati sulla base di quanto stabilito nella delibera G.R. n.47/45 del 30.12.2010 Salvo errori e omissioni.
Alcune osservazioni
Innanzitutto di totale accordo con le motivazioni dell’intervento espresse dall’assessore Cristiano Erriu. Alcune osservazioni sulle modalità attuative dell’intervento.
1) La parte dell’intervento affidata “per affidamento diretto” ai due Atenei sarebbe utile se espressamente propedeutica alla definizione del progetto più ampio: quello che dovrebbe essere finanziato dal PO FES 2014-2020, seguendo l’iter in precedenza delineato. Al riguardo sarebbe necessario che la Regione pretendesse dalle due Università sarde di consorziarsi (in ATS – Associazione Temporanea di Scopo) per avere un interlocutore unico, soprattutto con riferimento alla effettiva attuazione di questo primo intervento. Questo aspetto sarà approfondito più avanti.
2) In ogni caso l’intervento deve essere presidiato da una “cabina di regia” partecipata dall’Assessorato agli EELL e Urbanistica (che coordina) da altri Assessorati interessati per competenza, dalle due Università sarde, dal sistema delle autonomie locali (Anci e altre entità di rappresentanza).
3) Bisogna prendere atto che le due Università non dispongono di strutture organizzative adeguate per interventi di grandi dimensioni. L’Università di Cagliari ha da tempo disattivato il Centro per la formazione permanente Unicafor e non risulta che l’Università di Sassari risponda di strutture dedicate per ganci progetti formativi. I Dipartimenti universitari (di Unica come di Uniss) non hanno particolari difficoltà a gestire interventi per argomenti rientranti nelle competenze del singolo Dipartimento, mentre incontrano grandi difficoltà a gestire corsi e altri interventi formativi a carattere pluridisciplinare e che prevedano l’utilizzo di competenze non accademiche. Proprio con riferimento alle competenze non accademiche occorre rammentare come ogni intervento formativo finanziato dal Fondo Sociale Europeo (FES) richieda l’osservanza di una serie di adempimenti, certamente complessi, che comunque richiedono l’utilizzo di professionalità ad hoc. Una soluzione potrebbe essere, come già detto, la creazione di una ATS tra i due Atenei ricondotti ad essere un unico soggetto interlocutore della Regione. La proposta più convincente sarebbe la creazione di una Fondazione universitaria tra i due Atenei. Occorre far presente come l’entità che si dovrebbe creare deve essere partecipata esclusivamente da soggetti di natura pubblica, al fine di mantenere i requisiti che l’Unione Europea richiede per gli affidamenti diretti. Cià non toglie che nell’attuazione progettuale si possa ricorrere a terzi privati, ovviamente per quanto riguarda le forniture di materiali e servizi, ma anche per possibili deleghe per attuazione di parte di programma, nella misura prevista dal progetto e consentita dai regolamenti.
4) Ricordiamo che le Università di Cagliari e di Sassari, riunite in ATS, hanno progettato e gestito il progetto formativo ITACA (2005-2008), in qualche modo progenitore del nuovo progetto di cui si sta discutendo, che potrebbe ben definirsi “Itaca Due”. Il progetto ITACA (650 partecipanti, budget di 7 milioni e 761mila euro), che ha anche lasciato un’imponente documentazione (pubblicazioni, filmati, etc) è stato considerato dall’Unione Europea un progetto esemplare, di eccellenza.
Torneremo sull’argomento, anche per precisare riflessioni, valutazioni e proposte, utilizzando nella massima misura possibile l’esperienza di Itaca, che potrebbe essere riproposta con tutti i necessari adeguamenti alle nuove e diverse esigenze del presente e del futuro.

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